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Back SICUREZZA FORZE DELL'ORDINE Polizia Peninteziaria Milano, carcere minorile Beccaria: sequestrato orologio-telefono a detenuto. Sappe: «Istituto in sovraffollamento»

Milano, carcere minorile Beccaria: sequestrato orologio-telefono a detenuto. Sappe: «Istituto in sovraffollamento»

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polizia-penitenziaria-carcereMilano, 6 apr - Sequestrato a un detenuto dell'Istituto penale per minorenni Beccaria di Milano un orologio - telefono. A darne notizia, in un comunicato, Alfonso Greco, segretario regionale per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe).

«Questa mattina, durante una perquisizione ordinaria, un giovane detenuto che usufruisce di permessi è stato trovato in possesso di uno Smartwatch che gli permetteva di fare telefonate e collegarsi ad internet. I poliziotti penitenziari già ieri avevano capito che c'era qualcosa di "strano" nell'aria e questa mattina hanno messo a segno il colpo - spiega Alfonso Greco -. Il giovane sorpreso nel sonno ha cercato di nascondere il telefono nelle parti intime ma il tentativo è stato vano e i colleghi addetti al controllo della camera detentiva dove alloggiava oltre ad accorgersi immediatamente dell'oggetto hanno ritrovato anche un carica batteria portatile di piccole dimensioni. Questa operazione di servizio assume ancora più rilevanza in un carcere dimenticato dagli organi centrali dell'amministrazione - dice ancora Alfonso Greco -. Al Reparto di Polizia Penitenziaria del Beccaria di Milano vanno le nostre parole di apprezzamento per la professionalità e l’attenzione dimostrate».

Il Sappe denuncia poi la situazione del carcere minorile milanese. «Da oltre un mese viene superata la capienza massima. I detenuti dovrebbero essere 48 e in realtà si attestano mediamente sui 55, oggi siamo a 58 - si legge nel comunicato -. Alle richieste di sfollamento il Dipartimento della Giustizia Minorile risponde che mandandone via X bisogna prenderne altri, forse i vertici dipartimentali non hanno ben compreso la gravità del sovraffollamento del Beccaria e delle difficoltà che comporta lavorare in un carcere che sta cadendo a pezzi, che dire “fatiscente” significa fargli un complimento. Forse il Dipartimento della Giustizia Minorile non vuole ammettere che non ha nessuna intenzione di farci passare nel nuovo padiglione perché non sa come abbassare la capienza».

«In Lombardia la tensione tra le sbarre delle celle, per minori ed adulti, resta costante e palpabile», commenta invece Donato Capece, segretario generale del Sappe. «Nel solo 2016 - denuncia - ci sono state complessivamente 780 colluttazioni, 94 ferimenti, 964 atti di autolesionismo, 10 decessi per cause naturali, 1 suicidio e 91 tentativi sventati in tempo. È dunque solamente grazie ai poliziotti penitenziari, gli eroi silenziosi del quotidiano a cui va il ringraziamento del SAPPE per quello che fanno ogni giorno, se il numero delle tragedie in carcere, nelle celle, tra le sbarre, è fortunatamente contenuto».

Dura la critica del Sappe, poi, ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria: «In tutto questo contesto, il Capo dell’Amministrazione penitenziaria Consolo si preoccupa di cambiare taluni vocaboli ad uso interno nelle carceri e non a mettere in campo adeguate strategie per fronteggiare questi gravi eventi. La preoccupazione del DAP è che non si debba più dire cella ma camera di pernottamento, la domandina lascia il posto al modulo di richiesta, lo spesino diventa addetto alla spesa dei detenuti, non ci sarà più il detenuto lavorante ma quello lavoratore e così via», conclude.

«Questo aiuta a capire quali evidentemente siano le priorità per il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria. Non il fatto che contiamo ogni giorno gravi eventi critici nelle carceri italiane e lombarde, per adulti e minori, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati proprio dal DAP - scrive sempre il Sappe -. Che ogni 9 giorni un detenuto si uccide in cella e che ogni 24 ore ci sono in media 23 atti di autolesionismo e 3 suicidi in cella sventati dalle donne e dagli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria. Non, insomma, soluzioni concrete alle aggressioni, risse, rivolte e incendi che sono all’ordine del giorno, visto anche il costante aumento dei detenuti in carcere, o all’endemica carenza di 7.000 unità nei ruoli della Polizia Penitenziaria. No - conclude il Sappe -. La priorità, per i vertici nazionali penitenziari, è la ridenominazione delle parole in uso nelle carceri».



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