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Back SICUREZZA FORZE DELL'ORDINE Guardia di Finanza Cosenza, furbetti del cartellino: 20 indagati e 12 misure cautelari

Cosenza, furbetti del cartellino: 20 indagati e 12 misure cautelari [VIDEO]

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Cosenza_furbetti_cartellinoCosenza, 19 apr - Furbetti del cartellino, ancora. I militari del Comando Provinciale Guardia di Finanza di Cosenza, nell’ambito delle indagini condotte della Procura della Repubblica di Cosenza, hanno notificato 12 misure cautelari personali nei confronti di dipendenti del comune di San Vincenzo la Costa e di personale dell’Azienda Sanitaria Provinciale del Servizio Cure Domiciliari Integrate (ex A.D.I.).

Venti i dipendenti pubblici indagati per truffa aggravata ai danni di Ente Pubblico «per essersi indebitamente assentati dal luogo di lavoro senza far risultare i periodi di assenza», spiega la Procura in un comunicato.

Condotte che sono state accertate dai militari della Guardia di Finanza mediante una minuziosa attività di videoregistrazione con microtelecamere poste a controllo visivo dei locali adibiti a timbratura o registrazione, nonché attraverso pedinamenti e osservazioni occulte (indirizzate a rilevare gli effettivi comportamenti dei dipendenti pubblici) e conclusivi riscontri documentali.

Quattro i dipendenti dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza impiegati presso il Servizio Cure Domiciliari Integrate, un medico e quattro infermieri, che - secondo le accuse - «eseguivano la timbratura del cartellino marcatempo attestando “falsamente” orari di ingresso e di uscita non corrispondenti a quelli reali».

«Il medico, con incarico di effettuare visite domiciliari, dopo aver timbrato la mattina presto si recava frequentemente da parenti e rientrava in ufficio dopo alcune ore - scrive la Procura -. Gli infermieri, con incarico di effettuare terapie domiciliari, si scambiavano costantemente e “vicendevolmente” i propri tesserini aziendali, i quali venivano timbrati, nelle varie occasioni, dall’uno o dall’altro dipendente. In sostanza, un solo dipendente eseguiva la timbratura del cartellino marcatempo anche nell’interesse degli altri in modo di far risultare la “presenza” anche dei colleghi assenti».

In diverse occasioni di entrata e uscita nel corso della giornata gli impiegati avrebbero finto di timbrare il proprio tesserino, digitando solo alcuni numeri, al fine di dare l’impressione ai colleghi di aver ottemperato all’obbligo di marcatura.

Diverse le attività di natura privata svolte dagli impiegati in orario di servizio, da visite ad amici a prolungate soste in bar e ristoranti.

Per i dipendenti dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza coinvolti, il Giudice delle Indagini preliminari ha disposto la misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio presso l’Azienda sanitaria per la durata di dodici mesi.

Sedici i dipendenti pubblici indagati in servizio presso il Comune di San Vincenzo la Costa «per aver attestato falsamente la presenza nel Comune pur essendosi ingiustificatamente allontanati».

Gli impiegati - sottolinea la Procura nella nota - «attraverso ingressi tardivi e arbitrari allontanamenti a piedi o in auto, si assentavano durante l’orario di lavoro, senza autorizzazione, per dedicarsi ad attività di carattere privato».

Il Comune, nel periodo oggetto di controlli, accertava la presenza del dipendente attraverso la trascrizione che ogni dipendente era tenuto ad effettuare a mano su un apposito “registro delle presenze” cartaceo, dell’orario di ingresso e di uscita e delle eventuali variazioni, apponendo la propria firma autografa.

L’attività svolta dai finanzieri avrebbe consentito di evidenziare «la diffusa tendenza dei dipendenti comunali a timbrare il cartellino di entrata ed uscita e annotare gli orari sul “registro delle presenze” anche per altri colleghi», spiega la Procura.

In diverse occasioni, i dipendenti del Comune si sarebbero allontanati dal posto di lavoro senza registrare la propria assenza sul registro e in altri casi avrebbero fatto annotare falsamente la loro presenza in ufficio da altri colleghi compiacenti.

Attraverso indagini, pedinamenti, appostamenti e videoregistrazioni effettuate dai finanzieri, «è emerso un quadro di diffusa inosservanza degli obblighi di diligente condotta previsti per i dipendenti della pubblica amministrazione in servizio presso il Comune, agevolata dall’assenza di un efficace sistema di controlli interni», scrive la Procura.

«Ripetuti e continui i tardivi ingressi non registrati e gli allontanamenti dal posto di lavoro per lo svolgimento di attività private - prosegue -; condotte consolidate sfociate in un sistema truffaldino attraverso il quale i pubblici dipendenti riuscivano a far “figurare” la propria presenza sul luogo di lavoro ricevendo l’intera retribuzione giornaliera».

Condotte reiterate a danno del Comune e dei cittadini in termini di disservizi e rallentamento delle attività istituzionali.

Per otto dei dipendenti indagati il Giudice delle Indagini preliminari ha disposto l’obbligo di presentarsi tutti i giorni lavorativi, per due volte al giorno, presso le Forze di polizia.




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