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Immigrazione, accordo UE: all’Italia andrà l’11,8% dei migranti

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migranti-poliziaBruxelles, 13 mag - (di Fiorenza Sarzanini) Quote percentuali per la distribuzione obbligatoria dei profughi, contributi per i Paesi che sopportano maggiormente i flussi migratori, regole più severe per contrastare gli ingressi illegali, controlli sull’identificazione e il fotosegnalamento effettuati in collaborazione con le agenzie internazionali: a tarda sera, quando si limano gli ultimi dettagli, l’intesa sembra raggiunta. Il testo messo a punto dal presidente Jean Claude Junker che sarà portato oggi in Commissione, potrebbe ottenere il via libera come base di trattativa per una regolamentazione definitiva da approvare il 25 giugno prossimo, durante la riunione già fissata con i capi di Stato e di governo di tutti i membri dell’Unione.

Molto bisognerà ancora discutere, ma i negoziati di queste ore sembrano aver soddisfatto anche l’Italia, che adesso rivendica di aver costretto l’Unione europea ad occuparsi dell’emergenza ottenendo la garanzia di poter alleggerire la pressione causata dallo sbarco sulle nostre coste di decine di migliaia di persone dirette in Europa. Se le anticipazioni della vigilia saranno confermate il nostro Paese dovrà infatti garantire una percentuale di accoglienza pari all’11,84, dunque sarebbe già «in credito».

Fuori il Regno Unito

Regno Unito e Irlanda rimarranno fuori dalla distribuzione grazie a una clausola di «optout». Esclusa anche la Danimarca e dunque saranno 25 gli Stati coinvolti. La scelta di Junker di agire in base all’articolo che impedisce il diritto di veto fa si che il testo possa ottenere il via libera con il sì di 15 commissari. Al momento sono decisamente contrari Polonia, Paesi baltici, Ungheria, Romania, Repubblica Ceca e Slovacchia mentre ci sono alcuni scettici, ma alla fine l’accordo dovrebbe essere comunque raggiunto.

Gianni Pittella, presidente dell’eurogruppo socialisti e democratici, ne è convinto: «Finalmente l’Europa s’è svegliata: ho parlato con Juncker e il vicepresidente Frans Timmermans e sono convinti che domani la Commissione varerà la sua agenda. Finalmente, con una strategia integrata, sarà adottato un mix di misure urgenti a breve termine per salvare vite umane con azioni a lungo raggio, per affrontare le radici del problema».

Italia all’11,84 per cento

Oggi saranno stabilite le percentuali in base al Pil e agli indicatori sullo Stato sociale di ogni Paese; nei prossimi giorni, sulla base delle presenze di stranieri già assistiti, si potranno conoscere i numeri. Se davvero l’Italia rimarrà all’11,84%, potrebbe - questo era stato chiesto nelle ultime settimane - ottenere le «relocation» di una parte dei richiedenti asilo già sbarcati. L’impegno di Junker è che il nostro Paese, così come la Grecia, rimanga fuori dalla prima redistribuzione proprio perché è già in prima linea ormai da anni. Ogni capitolo dell’Agenda sarà comunque oggetto di nuova trattativa, ma i tempi fissati dalla presidenza appaiono comunque stretti, tanto che al vertice dei ministri dell’Interno e della Giustizia convocato per il 15 e 16 giugno dovrebbe essere già pronto il progetto da rendere operativo dieci giorni dopo.

Gli «hotspot»

Per questo, mentre in Europa si mette a punto l’intesa politica, a Roma si decidono i dettagli tecnici. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha incaricato i tecnici di individuare le aree dove dovrebbero essere creati i nuovi centri di smistamento dei migranti (i cosiddetti «hotspot»). I timori di un commissariamento dell’Italia con l’invio di team stranieri sul nostro territorio sarebbero stati superati con la garanzia che Frontex, Europol ed Easo non effettueranno controlli sulle procedure del fotosegnalamento ma collaboreranno come già accade con l’operazione Triton.

Soltanto con l’avvio dell’attività si potrà sapere se davvero è così, in ogni caso questa presenza non è negoziabile e dunque si può continuare a trattare soltanto sulla collocazione e sulla capienza degli «hotspot» dove gli stranieri dovranno essere portati subito dopo l’arrivo e rimanere fino al termine della procedura per l’identificazione e la raccolta delle impronte digitali. L’ipotesi è arrivare al massimo a 500 persone e di aprirli dove si era già deciso di allestire i centri di prima accoglienza. Nell’elenco ancora provvisorio si sono Taranto, Augusta, Pozzallo, Porto Empedocle, Lampedusa, San Giuliano e Civitavecchia. (Corriere della Sera)


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