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Difesa e Sicurezza, riordino delle carriere: è "guerra" con la Funzione Pubblica per i dirigenti

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ufficiali-poliziaPronto un "esercito" di nuovi dirigenti. Roma, 24 mar - Inutile girarci attorno, a quanto pare è in atto una sorta di "guerra" sotterranea tra il Dipartimento della Funzione Pubblica ed i vertici della Difesa e della Polizia di Stato. Il motivo? I dirigenti.

A quanto apprende GrNet.it infatti, la Funzione Pubblica sarebbe orientata ad eliminare il discusso trattamento economico noto come "omogeneizzazione", che attribuisce - indipendentemente dal grado rivestito - agli ufficiali con 13 anni di servizio lo stipendio di Colonnello e al raggiungimento del 23° anno, quello del Generale.

La risposta dello Stato Maggiore Difesa e dei vertici della Polizia di Stato però non si è fatta attendere e, nella relazione illustrativa allegata allo «Schema di decreto legislativo recante "Disposizioni in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze Armate ai sensi dell' articolo l, comma 5, secondo perlodo, della legge 31 dicembre 2012, n. 244» si legge testualmente «...per gli ufficiali: l'istituzione di una carriera unitaria e a sviluppo dirigenziale; la modifica della permanenza nei gradi (più lunga per i gradi inferiori); un nuovo trattamento economico in particolare dal grado di maggiore a generale correlato alle piene funzioni dirigenziali conferite a partire dal1'ingresso nella categoria degli ufficiali superiori e, conseguentemente, il superamento dell'attuale trattamento economico della c.d. "omogeneizzazione"».

In parole povere, se la Funzione Pubblica vorrebbe cacciare dalla porta l'omogeneizzazione, i vertici della Difesa e della Polizia di Stato la farebbero rientrare dalla finestra, abbassando addirittura la soglia minima per assumere la qualifica (e le attribuzioni economiche) di dirigente: attualmente infatti si diventa "dirigenti" solo dal grado di Colonnello in poi (Primo dirigente per la Polizia); se passasse questo modello di riforma invece, basterebbe indossare il grado di Maggiore (Vice questore aggiunto) per entrare nella dirigenza.

Ma occorre a questo punto fare una riflessione: con l'art. 3 comma 155 della Finanziaria 2004 (legge 24 dicembre 2003 n. 350) furono autorizzati piani di spesa volti alla realizzazione di misure di riallineamento e riordino delle carriere del personale non direttivo del comparto Sicurezza e Difesa. Attenzione, la legge originaria stanziava 770 milioni di euro esclusivamente per il personale non contrattualizzato.

Tuttavia, nonostante i fondi fossero già stanziati e le norme di dettaglio emanate, quelle disposizioni rimasero lettera morta, poco più che promesse in gazzetta ufficiale, nonostante il governo (Berlusconi) avesse proseguito con la successiva legislatura (aprile 2005-maggio 2006).

Adesso il provvedimento di riordino delle carriere "coinvolge" anche i dirigenti e, se fosse approvato il decreto legislativo nella forma attuale (le Camere sono chiamate ad esprimere solo un parere non vincolante), gran parte delle risorse destinate alla copertura finanziaria del provvedimento verrebbero assorbirte dai dirigenti. Ma non solo.

In realtà quello che avverrebbe abbassando la soglia per l'ingresso nell'area dirigenziale, al prossimo rinnovo contrattuale la "nuova" dirigenza disegnata dal decreto legislativo avrebbe un "peso" numerico (e contrattuale) superiore rispetto ai gradi subordinati, evenienza che attualmente non si pone.

Abbassando infatti la soglia per la dirigenza da Colonnello (Primo dirigente) a Maggiore (Vice questore aggiunto), di colpo ci troveremmo con almeno 10.000 dirigenti in più.

Un'altra "agevolazione" contenuta nel decreto legislativo riguarda i gradi di maggiore e tenente colonnello: dato che nel precedente assetto normativo i predetti gradi rientravano tra i "contrattualizzati", dovevano "meritare" di percepire il F.E.S.I. (Fondo per l'Efficienza dei Servizi Istituzionali); con la nuova normativa invece, divenuti dirigenti, il "fondo" verrebbe assorbito nella struttura stipendiale, a prescindere dall'"efficienza" in servizio.

Naturalmente, specie da parte dei "non contrattualizzati" delle Forze Armate, si leva la protesta.

«Ai Marescialli - ci spiega il maresciallo Antonello Ciavarelli del Cocer Marina - , verrà riconosciuto l’inserimento nel ruolo direttivo con tanto di responsabilità e requisito di laurea e valutazione selettiva per la promozione al grado apicale. Con documento deliberato unanimemente gli Ispettori/Marescialli Interforze chiedono di vedersi riconosciuto almeno il parametro stipendiale così come è oggi. Un Luogotenente con oltre 30 anni di servizio laureato (anche con laurea magistrale) non avrà più neanche lo stipendio di un giovanissimo ufficiale con 4 anni di servizio, ancora in accademia per completare gli studi, che non ha ancora lavorato un giorno in vita sua e non è ancora laureato. Degli aumenti ci saranno anche per il ruolo dei Marescialli, ma possono venire dei dubbi sull'eticità di pagare uno stipendio superiore rispetto ad un direttivo con 30 anni di professione (se fra i primi del corso), ad un giovane che ancora non ha fatto un giorno di lavoro? A questo punto sarebbe meglio svincolare i Marescialli/Ispettori "direttivi" dalla parametrazione ed estendere anche a loro gli aumenti stipendiali biennali del 6%».

«I Graduati e Sergenti della Difesa chiedono legittimamente di transitare nei ruoli superiori svolgendo i corsi con lo status di frequentatore e non di allievo. L’addestramento militare da allievo è requisito di tutti i militari in servizio permanente. Un militare promosso Sergente o Maresciallo quante volte deve fare l’addestramento formale/militare? Anche questa è strategia, ma con dei potenziali risultati in senso negativo. Così, infatti, si scoraggia la cosiddetta "osmosi" tra i ruoli e la crescita professionale del personale. Ma ad aggravare ciò c’è il fatto che per i Carabinieri e i Poliziotti i corsi sono formativi e non addestrativi/disciplinari».

«Si auspica - conclude Ciavarelli - che il Parlamento "sovrano" possa condividere e sensibilizzare le Amministrazioni interessate affinchè la visione strategica e lungimirante del personale militare non sia circoscritta alla dirigenza, ma a tutti i ruoli per il bene e il futuro di quel personale che è sempre e comunque al servizio della Nazione».



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