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Reato di Tortura: passa al Senato e torna alla Camera: tutti i dubbi delle associazioni di categoria

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Senato-RepubblicaRoma, 17 mag - «Oggi è stato compiuto un passo decisivo per l'introduzione del delitto di Tortura nel nostro ordinamento. Il voto a larghissima maggioranza del Senato, con soli 8 contrari e 34  astenuti, ci consente finalmente di sbloccare una fase di stallo che è durata troppo».

Lo afferma, in una nota, il ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Il testo, «frutto delle necessarie mediazioni parlamentari, ci avvicina all'obiettivo di introdurre nel nostro ordinamento una nuova figura di reato, su cui anche molti organismi internazionali sollecitano da tempo il nostro Paese. Ora l'auspicio è che la Camera approvi in tempi rapidi e in via definitiva la legge, colmando cosi un vuoto normativo molto grave».

Funzionari di Polizia, DDL non scioglie i dubbi interpretativi

«Nonostante le buone intenzioni e gli aggiustamenti apportati, il Ddl sull'introduzione del reato di tortura, non scioglie i tanti dubbi interpretativi relativi all'intensità delle sofferenze fisiche per essere qualificate acute, alla verificabilità del trauma psichico e del suo grado, a quale sia la condotta del trattamento inumano e degradante».

Lo sottolinea Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia.

«Il legislatore, per trovare un compromesso in una materia così delicata, ha rimandato la soluzione di questi nodi all'interpretazione del giudice nel contenzioso penale, senza fornire a quest'ultimo, sul reato di tortura, la certezza del diritto», osserva.

Associazione Antigone, approvato testo confuso e pasticciato

«Dopo ben 28 anni da quando l'Italia si impegnò con l'Onu a varare una legge contro la tortura, è stato approvato un testo molto confuso, pasticciato, arzigogolato, che sembra quasi pensato per le preoccupazioni di chi vuole restringere le aree della potenziale punibilità». Patrizio Gonnella, presidente dell'Associazione Antigone, commenta così all'AdnKronos il via libera del Senato al ddl che introduce il reato di tortura nell'ordinamento.

In particolare, Antigone contesta soprattutto la decisione di limitare la tortura «ai soli comportamenti ripetuti nel tempo, applicando il principio della reiterazione. Le Nazioni Unite parlano di violenza, non di violenze al plurale, sembra quasi un'indicazione ai magistrati a selezionare i casi a seconda della reiterazione del gesto. Anche il concetto di verificabilità del trauma psichico renderà ancora più difficile la decisione del giudice, chiamato a valutare se far rientrare un determinato comportamento nella fattispecie del reato».

«Se anche alla Camera il testo sarà approvato con questo testo - annuncia il presidente di Antigone - continueremo nel nostro lavoro di denuncia sulle carenze di questa legge».

Senatore Manconi, non ho votato la legge, del mio testo non rimane nulla

«Non ho partecipato al voto sull'introduzione del delitto di tortura nel nostro ordinamento perché lo considero un brutto testo. E la scelta di non votarlo è per me particolarmente gravosa visto che del disegno di legge che originariamente portava il mio nome, depositato esattamente il primo giorno della presente legislatura, non rimane praticamente nulla».

Lo dichiara il senatore del Pd, Luigi Manconi.

«Innanzitutto - spiega - perché il reato di tortura viene definito comune e non proprio, come vogliono invece tutte le convenzioni internazionali dal momento che si tratta di una fattispecie propria dei pubblici ufficiali o degli incaricati di pubblico servizio. Derivante, quindi, dall'abuso di potere di chi tiene sotto la propria custodia un cittadino. Inoltre, nell'articolato precedente, si pretendeva che le violenze o le minacce gravi fossero "reiterate". Questa formula è stata sostituita nel testo attuale da "più condotte". Dunque il singolo atto di violenza brutale (si pensi a una sola pratica di water boarding) potrebbe non essere punito».

«Ancora, la norma prevede perché vi sia tortura un verificabile trauma psichico. Ma i processi per tortura avvengono per loro natura anche a dieci anni dai fatti commessi. Come si fa a verificare dieci anni dopo un trauma avvenuto tanto tempo prima? Tutto ciò significa ancora una volta che non si vuole seriamente perseguire la violenza intenzionale dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio in danno delle persone private della libertà, o comunque loro affidate, quando invece è solo l'individuazione e la sanzione penale di chi commette violenze e illegalità a tutelare il prestigio e l'onore dei corpi e della stragrande maggioranza degli appartenenti», conclude.


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