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Sab24062017

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Armi per difesa personale: 63% degli italiani favorevole. Orlando e Bubbico: non è la soluzione

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Ministro_Giustizia_OrlandoRoma, 13 mar - Episodi come quello di Lodi, in cui un ristoratore di Casaletto Lodigiano ha ucciso un ladro durante una colluttazione con un colpo di fucile, «sono particolarmente gravi, incidono sulla percezione della sicurezza e colpiscono l'opinione pubblica», ma «le scorciatoie sulle armi e la difesa individuale non sono efficaci».

«Al contrario, nei Paesi nei quali le armi vengono distribuite senza nessun vincolo gli episodi cruenti sono all'ordine del giorno. Quindi chi vuole allargare le maglie della concessione del porto d'armi propone una soluzione che non funziona». È il Viceministro dell'Interno Filippo Bubbico a sottolinearlo all'AdnKronos, indicando invece come «strada maestra da seguire» quella «di investire sulle forze di polizia ed è per questo che è stato sbloccato il turn over».

«I reati predatori sono devastanti, bisogna capire le reazioni di chi viene colpito nella sua privacy, nella sicurezza propria e dei propri affetti. Siamo però convinti che vadano rafforzate le difese collettive: il governo sta sottoscrivendo accordi e patti per la sicurezza con gli enti locali, sta promuovendo la diffusione di nuove tecnologie per migliorare l'efficienza del sistema di sicurezza. Lo scopo è quello di finalizzare gli sforzi di ciascuno affinché la situazione possa migliorare. Questa è la via da seguire, il resto - avverte Bubbico - attiene all'uso strumentale di un problema che esiste e che verrebbe solo aggravato con soluzioni 'fai da te'».

Sulla stessa lunghezza d'onda anche il pensiero di Andrea Orlando, Ministro della Giustizia: «La sicurezza deve essere garantita dallo Stato, dove si è rimessa nelle mani dei privati la situazione è peggiorata», ha detto questa mattina a 'L'aria che tira' su La7.

«Gli Stati Uniti sono un Paese che ha deciso di difendersi da solo, il numero degli omicidi è 10 volte il nostro, non è stato un passo avanti - ha aggiunto -. Poi si può vedere se la legge sulla legittima difesa è adeguata, ma attenzione a dire 'ognuno faccia da solo' perché poi chi non è in grado di difendersi rimane ancora più solo».

La ricerca Eurispes: il 63,3% degli italiani favorevole all'utilizzo dell'arma 

Di fronte alla necessità di utilizzare un'arma in caso di minaccia per sé o per la propria famiglia il 41,3% degli italiani dichiara che 'probabilmente' vi farebbe ricorso se messo in una situazione di pericolo, mentre il 22% degli intervistati è 'sicuro' che lo farebbe. È quanto emerge dal più recente sondaggio Eurispes (gennaio 2017) su armi e legittima difesa, che evidenzia «un sentimento di insicurezza che si è alimentato negli ultimi anni tra la popolazione. È il frutto della sensazione di mancanza di protezione derivante dal fatto che certe fenomenologie di reato non vengono punite come gli italiani si aspettano», dice all'AdnKronos il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara, spiegando che lo studio è nato «da alcuni sondaggi precedenti che evidenziavano come fosse in atto una tendenza ad armarsi».

Alla domanda «se lei possedesse un'arma e sentisse minacciata la sua persona e/o la sua famiglia, la utilizzerebbe?», il 41,3% del campione analizzato ha dichiarato che probabilmente ricorrerebbe alle armi se messo in una situazione di pericolo, mentre il 22% degli intervistati è sicuro che lo farebbe. Poco più di un terzo si pronuncia diversamente: il 25,8% probabilmente non utilizzerebbe le armi sotto minaccia e il 10,9% esclude nettamente tale possibilità. Gli uomini si dimostrano decisamente più propensi all'utilizzo di un'arma rispetto alle donne.

Alta è anche la percentuale tra quanti dichiarano che utilizzerebbero sicuramente un'arma in caso di pericolo. Il dato più alto si registra nelle persone di 18-24 anni (29%), seguite da 45-64enni (24,9 %) e dai 35-44enni (21,7%). Mentre tra quanti hanno dichiarano che sicuramente non ricorrerebbero a un'arma in caso di
pericolo, la percentuale più alta è presente nelle persone di 65 anni e oltre (30,3%), seguite dai soggetti di 35-44 anni (26,9%) e di 45-64 anni (25,4). I dati evidenziano una maggiore propensione a difendersi con le armi nei giovani (18-34 anni).

«Anche se l'attività delle forze dell'ordine è molto intensa i cittadini avvertono che le leggi non danno una punizione adeguata. Davanti all'evanescenza delle leggi - spiega il presidente dell'Eurispes - il cittadino ha la tentazione di fare da sé».

Non solo. Tra gli intervistati «c'è la tendenza all'assoluzione e alla comprensione di chi ha sparato - continua Fara - La paura non è tanto per i beni che possono essere sottratti, la reazione è dettata dalla violenza che potrebbe essere perpetrata nei confronti dei familiari e questo non è sopportabile. Ecco perché si tende ad assolvere chi reagisce anche in maniera sproporzionata».

Alla domanda se siano da incriminare i cittadini «per aver reagito durante un furto in casa/nel proprio negozio sparando e ferendo o uccidendo gli aggressori», il 42,7% risponde che «non dovevano essere incriminati» e il 48,5% è del parere che «devono essere incriminati nei casi in cui la reazione non sia commisurata al pericolo».(AdnKronos)



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