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Corte militare d'appello: «La durata media dei procedimenti è di 164 giorni»

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Corte_appello_militareRoma, 3 mar - La durata media dei procedimenti definiti nel 2016 dalla Corte militare d'appello è stata di 164,13 giorni, «circa cinque mesi e mezzo, elemento questo certamente indicativo di una notevole tempestività nella celebrazione dei procedimenti di secondo grado e che si pone in linea con il principio costituzionale di ragionevole durata dei processi».

Lo ha sottolineato Maurizio Block, presidente della Corte militare d'appello, nella Relazione sull'amministrazione della giustizia militare in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Il dato, ha precisato, «ovviamente va rapportato anche al numero di procedimenti trattati e alle risorse disponibili in Corte (in totale attualmente otto magistrati). Nel corso dell'anno 2016 sono sopravvenuti 132 procedimenti, in lieve flessione rispetto allo scorso anno (155); risultano altresì esauriti 146 procedimenti, con una pendenza a fine anno di 47 procedimenti».

Presso i tre Tribunali di Roma Verona e Napoli «sono sopravvenuti 221 procedimenti (Roma 83, Verona 77, Napoli 61) e ne sono stati esauriti 237, con una pendenza totale a fine anno di 203 procedimenti». I giudici per le indagini preliminari di queste sedi giudiziarie «hanno registrato la sopravvenienza di 1181 procedimenti (in flessione rispetto allo scorso anno in cui gli stessi erano 1569); ne hanno esauriti 1285, con una pendenza finale di 156 procedimenti». Tre sono i militari attualmente detenuti.

La Procura generale militare presso la Corte di Cassazione ha trattato, nel corso dell'anno in esame, 75 ricorsi, «di cui 40 conclusisi con rigetto, 10 con accoglimento, con o senza rinvio, 18 con l'inammissibilità del ricorso, uno con rimessione alle Sezioni Unite, e sei ricorsi non ancora depositati». Non si sono verificati casi di reati militari commessi all'estero, di competenza del Tribunale militare di Roma.

La tendenza generale del carico giudiziario, ha spiegato Block, «è in ulteriore diminuzione, più accentuata con riferimento ai dati relativi all'ufficio del gip/gup e meno evidente negli organi giudiziari collegiali di primo grado». Per quanto attiene alla Corte, con riferimento ai reati definiti nello scorso anno, «si segnala un rilevante numero di reati contro l'Amministrazione militare (14,3% truffa, peculato militare 1,1%) e contro il patrimonio (furto militare, 3,2%). Più contenuto risulta, invece, il numero dei reati di falso in foglio di licenza di via e simili (1,6%)».

Quanto ai reati contro la persona, «sono stati oggetto di giudizio reati di lesione personale per il 3,7%, di ingiuria per il 2,6% e di minaccia nella misura del 2,1% del totale dei reati; in aumento la percentuale dei reati di diffamazione (5,8%)». Tra i reati contro il servizio, «si rileva una percentuale dell'1,6% di reati di diserzione e di 1,1% dei reati di ubriachezza in servizio e di omessa presentazione in servizio, mentre più consistente è stato il numero dei reati di simulazione di infermità (4,8%) e di abbandono di posto o violata consegna da parte di militare di guardia o servizio (12,2%)».

Per quello che attiene ai reati contro la disciplina militare, «va evidenziata la rilevante percentuale di reati di disobbedienza (6,9%), di insubordinazione con minaccia o ingiuria (15,3%) e di minaccia o ingiuria a un inferiore (10,1%), mentre più contenuto è risultato il numero di reati di insubordinazione con violenza (1,1%) e di violenza contro un inferiore (2,6%)», ha aggiunto il presidente della Corte militare d'appello.

«Per quanto attiene invece le sopravvenienze dell'anno 2016, va segnalato il 4% di reati di furto, ai danni di militari o dell'Amministrazione militare, l'1,7% di reati di peculato militare, l'1,2% di reati di collusione, peculato militare o delitti finanziari del militare della Guardia di finanza, l'1,7% reati di appropriazione indebita. I reati di truffa militare, invece - ha osservato Block - risultano in numero consistente (11,6%), mentre i reati di insubordinazione con ingiuria raggiungono l'8,7%, con minaccia il 2,9% e con violenza l'1,7%. L'abuso di autorità con minaccia a un inferiore 4,6%, ingiuria a un inferiore 6,9% e violenza contro un inferiore 2,3% ed infine, disobbedienza 9,2%».

«Significativo il numero di sopravvenienze per reati contro la persona (ingiuria 4%, lesione personale 1,7%, percosse 1,2%); inoltre - ha proseguito - rilevante è la percentuale di reati di diffamazione (5,8%)».

Quanto ai reati contro il servizio militare, «è particolarmente significativo il dato del 12,7% di reati di abbandono di posto e violata consegna, mentre più limitate sono le sopravvenienze di reati di ubriachezza in servizio (1,2%) e di ricettazione (1,7%)».

Risulta poi «relativamente rilevante il numero di reati di simulazione di infermità e di truffa ai danni dell'Amministrazione militare con riguardo all'indebita percezione delle competenze stipendiali per il periodo di assenza dal servizio riconducibile a simulazione di malattie (6,3%)».

«Contenuto - ha proseguito Block - il numero di reati di distruzione o alienazione di oggetti di armamento militare (1,7%) e di falso in foglio di viaggio (1,7%); la percentuale di reati di acquisto o ritenzione di effetti militari si attesta a 2,31%».(AdnKronos)


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