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Grecia: dopo il NO, se sarà crisi avrà i suoi occhi

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ragazza-referendum-greciaRoma, 6 lug - (di Giuseppe Paradiso) Si lo so, esistevano mille motivi razionali e di ordine pratico per votare NAI (SI) al referendum greco, citando le mille contraddizioni di un'economia portata al collasso da sprechi insostenibili: i forestali che, per esempio, ricevevano un'indennità per lavoro all'aria aperta, la questione delle "zitelle d'oro" - le figlie nubili dei dipendenti pubblici che avevano diritto a una pensione ereditaria di mille euro al mese - , le pensioni anticipate, fissate a 50 anni per le donne e 55 per gli uomini, per non parlare del debito pubblico, pari al 170 % del Pil, passando per "l'indennità di puntualità".

Tutto giusto, certe incrostazioni devono essere eliminate. Come spiegare, infatti, ad un pensionato tedesco che si deve accontentare del 40% del suo ultimo stipendio, che il suo omologo greco arriva fino all'85%? Oppure che dire del caso rappresentato dall'agenzia del lago Copaide, costituita nel 1957 quando il bacino idrico si era prosciugato nel 1930? Che si trattasse di una spesa assolutamente ingiustificabile è certificato dal fatto che è stata chiusa all'inizio dell'anno scorso dall'allora primo ministro Antonis Samaras in uno dei tanti accordi siglati con la Troika. Gli esempi di cattiva gestione delle risorse pubbliche potrebbero continuare e riempire pagine di giornali.

Ma c'è un motivo di fondo, altrettanto razionale, che riscalda il cuore di quelli come me che si vantano (probabilmente a torto) di non avere una visione cinica e limitata della questione greca: non si può affamare un popolo per gli errori del passato. Questo è assolutamente inaccettabile!

La cosiddetta Troika, l'organismo di controllo informale, costituita dal Fondo monetario internazionale (FMI), Banca centrale europea e Commissione europea, non ha davvero nulla da rimproverarsi sulla gestione del risanamento greco? Cosa ha da dire sul fatto che la finanza estrae profitto anche da un popolo in crisi umanitaria? Come giustifica, moralmente, il fatto di aver applicato alla Grecia tassi sui prestiti assolutamente indecorosi e completamente fuori mercato?

Sotto il profilo politico poi, se vogliamo dirla tutta, il referendum non premia affatto chi lo ha promosso, poichè sancisce l'inutilità di un leader, Tsipras, che giunto al momento di assumere quelle decisioni per le quali ha ottenuto un amplissimo consenso elettorale, ha preferito non decidere rifugiandosi dietro il comodo paravento di una consultazione popolare dal risultato più che scontato.

Tralascio inoltre di approfondire le azioni di certi laidi politici italiani, volati in Grecia solo per sciorinare l'ennesimo comizietto a favore di telecamera per rosicchiare un po' di consenso in patria. L'aspetto grottesco è che, ad esempio, Grillo siede nel parlamento europeo con i conservatori neoliberisti nemici della Grecia e Vendola sul fronte opposto, però uniti dalla voglia di usare il palcoscenico greco per i loro fini elettorali.

Come ho scritto prima però, l'unico diamante grezzo in mezzo a tante miserie umane, è stato quello di vivere l'emozione di un popolo che - finalmente - ha preso in mano il suo destino, imponendosi come protagonista della scena, nella speranza che mantenga a lungo questo ruolo o, almeno, fino a quando dei leader greci rispettati e responsabili, sappiano finalmente assumere coraggiosamente quelle azioni che la codardia politica o la spregiudicatezza affaristica hanno finora impedito.


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