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Taranto, appalti pulizie Marina Militare: chiesto giudizio immediato per ufficiali e imprenditori

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auto-finanza-560-2016Taranto, 10 mar - Dopo 172 giorni dal primo arresto, la Procura della Repubblica di Taranto ha richiesto il giudizio immediato per 17 indagati, di cui 12 in stato di detenzione, coinvolti nell'operazione "Backhander". Tra gli indagati, imprenditori e ufficiali della Marina Militare.

L'inchiesta. Il 14 settembre 2016 - spiega in una nota la Procura - il Nucleo di Polizia Tributaria di Taranto aveva eseguito un’attività di osservazione e pedinamento, finalizzata a monitorare un incontro tra il Capitano di Vascello Giovanni Di Guardo, Comandante di MARICOMMI Taranto, e l’imprenditore Pastore Vincenzo, presidente di una società cooperativa esercente l’attività di pulizie nonché sindaco del Comune di Roccaforzata (TA), in relazione ad un’asta pubblica indetta dal Commissariato della Marina Militare inerente il servizio di pulizia e sanificazione presso Enti, Distaccamenti e Reparti vari della giurisdizione di Marina Sud Taranto (Puglia e Campania), suddiviso in 4 lotti, periodo 2016 – 2019, del valore complessivo di 11 milioni e 300 mila euro.

Sulla scorta di probanti indizi il Capitano e l'imprenditore erano stati fermati, perquisiti e trovati in possesso di due buste contenenti complessivamente 5 mila euro in contanti.

Su disposizione del Sostituto Procuratore della Repubblica – dott. Maurizio Carbone -, si era proceduto quindi all’arresto «in flagranza del reato di corruzione».

Questo primo riscontro investigativo si inquadrava nell’ambito di un procedimento penale istruito presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Taranto per vari reati contro la Pubblica Amministrazione (tra cui l'induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione nonché turbativa d’asta) riguardante diversi imprenditori tarantini che - spiega la Procura - «al fine di ottenere commesse dalla Marina Militare», avrebbero «elargito tangenti a pubblici ufficiali responsabili di articolazioni amministrative dell’Ente Militare».

Tre giorni dopo era stata eseguita anche la custodia cautelare nei confronti di Francesca Mola, Tenente di Vascello della Marina Militare, diretta collaboratrice del C.V. Giovanni Di Guardo, nonché responsabile dell’Ufficio Contratti della Direzione di Commissariato di Taranto, per le ipotesi di «reato di concorso in corruzione aggravata e di turbata libertà degli incanti», sottolinea la Procura.

Nell’ottobre 2016, nell’ambito della stessa inchiesta, la dott.ssa Valeria Ingenito, G.I.P. del Tribunale di Taranto, sempre su proposta del P.M. procedente (dott. Maurizio Carbone), aveva disposto ulteriori 8 provvedimenti di custodia cautelare in carcere, sempre nei confronti del C.V. Giovanni Di Guardo, della sua convivente rumena, di 5 imprenditori e di un dipendente civile del Ministero della Difesa, per le ipotesi di «reato di associazione per delinquere finalizzata a commettere più delitti di corruzione aggravata e turbativa d’asta».

Le attività di captazione telefonica ed informatica, oltre all’esame di copiosa documentazione contabile e bancaria, avrebbero consentito - evidenzia sempre la Procura - «di comprovare l’esistenza di un cartello di imprese tra loro collegate per pilotare l’assegnazione a loro favore di oltre 200 appalti e affidamenti gestiti dalla direzione MARICOMMI di Taranto con l’estromissione delle altre ditte concorrenti, al fine di assicurarsi illeciti profitti di ingente quantità, per un ammontare complessivo di 5 milioni e 460 mila euro».

Nell’ambito dello stesso provvedimento era stata disposta la custodia cautelare, prima domiciliare e poi “in carcere”, del Luogotenente dei Carabinieri Paolo Cesari, in servizio presso la Compagnia di Taranto, per le ipotesi di «reato di rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, nonché di induzione indebita a dare o promettere utilità».

Agli inizi del mese di febbraio, il G.I.P. – dott. Pompeo Carriere -, ha emesso un'altra ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del dipendente civile del Ministero della Difesa e di due imprenditori (uno dei quali già ristretto presso la Casa Circondariale di Pisa) nonché gli arresti domiciliari nei confronti di altri due imprenditori.

Il 22 febbraio il G.I.P., su proposta del dott. Maurizio Carbone, ha disposto anche il sequestro preventivo (ex art. 321 C.P.P.) di beni e disponibilità finanziarie facenti capo al C.V. Giovanni Di Guardo (in atto in stato di detenzione domiciliare), per un importo di 546 mila euro, «pari al profitto illecito» che l'indagato avrebbe «ricavato per effetto dei reiterati atti di corruzione che gli consentivano di percepire il 10% degli affidamenti diretti e degli appalti da lui gestiti, per il predetto importo complessivo di 5 milioni e 460 mila euro», spiega la Procura nella nota.

Da ultimo, pochi giorni fa, il dott. Maurizio Carbone ha proceduto all’interrogatorio diretto, quali persone sottoposte ad indagini, dei Capitani di Vascello Massimo Conversano e Gerardo Grisi, entrambi del Comando Logistico della Marina Militare di Napoli ed indagati per le ipotesi di «reato di influenze illecite (art. 346 bis C.P.)», nonché dell’Ispettore della Polizia di Stato Fortunato Giunta, in servizio presso la Questura di Taranto, indagato per le ipotesi di «reato continuato di rivelazione di segreto d’ufficio».

Ieri, infine, la richiesta del Magistrato titolare delle indagini del giudizio immediato per 17 indagati, di cui 12 in stato di detenzione, dopo 172 giorni dal primo arresto.


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